lunedì 31 dicembre 2007

Il parco archeominerario di San Silvestro (presso Campiglia Marittima)



La Rocca di San Silvestro
La rocca viene raggiunta a piedi (20 minuti) dalla Valle dei Lanzi ovvero dal percorso che parte dalla stazione di arrivo del trenino (visita galleria Lanzi-Temperino). Si tratta di uno scavo archeologico di un villaggio medievale di minatori e fonditori di metallo (sono ancora ben riconoscibili, la cinta muraria, la chiesa, il frantoio ed il piccolo borgo) visitabile in un'ora circa.
Attenzione: il sentiero per raggungere la Rocca deve essere percorso a piedi, e per quanto non presenti particolari difficoltà può essere a tratti un po' ripido e difficilmente accessibile a disabili. Sconsigliato l'uso di passeggini per i bambini, mentre è possibile portarli negli zainetti

Le miniere
La visita inizia al Museo dell'Archeologia e dei Minerali e prosegue nella Miniera del Temperino, una galleria sotterranea di 360 Mt. percorribile a piedi alla scoperta dell'evoluzione delle antiche tecniche di ricerca e estrazione dei minerali.
Usciti dalla miniera, si sale verso l'area di Pozzo Earle, dove gli allestimenti dei Musei delle Macchine Minerarie e dei Minatori raccontano gli ultimi decenni di storia di quest'area. Da qui inizia la visita alla Galleria Lanzi-Temperino dove, a bordo di un treno, si ripercorre il tragitto dei minerali dalle miniere agli impianti di trattamento della Valle dei Lanzi.

La visita completa del parco è consigliata a gruppi di adulti e studenti interessati alla mineralogia, geologia, Archeologia mineraria, mutamenti della storia ed evoluzione delle tecnologie.

Modalità di visita
Ingresso a pagamento, visita libera per gli individuali e famiglie ad eccezione delle miniere dove è obbligatoria la visita guidata. Le visite guidate hanno inizio ad orari prestabiliti e consentono di comprendere a fondo la realtà di questi luoghi e la loro storia.
La visita completa del Parco richiede l’intera giornata.
Per i gruppi e le scuole la visita guidata è obbligatoria: Ingresso a pagamento.

Donoratico

Il paese di Donoratico, essendo di costituzione relativamente recente, rappresenta la località più moderna e abitata del Comune di Castagneto Carducci e non presenta attrattive storico-architettoniche. Nonostante ciò l'origine del suo nome è molto antica: infatti già nel medioevo esisteva in queste terre un imponente castello che aveva il nome di "Castello di Donoratico"; di esso sopravvivono ancora alcuni ruderi delle mura e della torre, che domina dall'alto di un colle la campagna sottostante. Questo antico castello, sorto sui precedenti insediamenti etruschi, probabilmente intorno al nono secolo, si allargò a dismisura nei secoli successivi fino a diventare una delle più temute fortezze maremmane. Nel 1407 per Donoratico cominciarono i primi guai: prima fu diviso in due il suo vasto territorio e poi il grande castello fu "distrutto dalle fondamenta" per una vendetta fiorentina contro Fazzio dei Gherardeschi che, tra l'altro, non ne era nemmeno proprietario (i "Gherardeschi", di origine longobarda, vantavano, tra gli altri, il titolo consortile di "Conti di Donoratico"). Probabilmente insieme ad esso fu distrutto anche il grande monastero di San Colombano che sorgeva ai piedi della sua collina. A circa trecento metri, nascoste dalla boscaglia, fanno bella mostra di sé le "buche delle saracine", splendide tombe etrusche scolpite nella roccia e conservate ancora intatte nella loro struttura originaria. La torre è accessibile a tutti, mentre le tombe etrusche no perché situate in un bosco recintato di proprietà privata.

Articolo di sanvincenzo.com

domenica 30 dicembre 2007

Visitare Suvereto


Suvereto, uno splendido paese medievale il cui nome deriva dalla quercia da sughero, sorge su un colle non lontano dal mare, sulle prime alture che sovrastano la valle del fiume Cornia. Con la vicina Campiglia è tra le località più antiche della valle: le sue origini risalgono all'epoca del crollo dell'Impero Romano, quando per motivi di sicurezza le popolazioni costiere si trasferirono nelle zone collinari. La storia di Suvereto è legata al forte carattere della sua popolazione, che ha sempre mostrato intraprendenza e amore verso il proprio paese, caratteristiche che hanno fatto sì che Suvereto divenisse nel 1201 il primo comune libero della Maremma settentrionale, svincolandosi dal dominio dei conti Aldobrandeschi.
Già nel 1237 era tuttavia nella lega ghibellina, soggetto alla Repubblica di Pisa; da questo momento fino al passaggio sotto lo stato di Piombino, costituitosi nel 1399, restò sotto il potere pisano, nei confronti del quale mantenne sempre una propria autonomia.

La storia del paese è oggi testimoniata dalle caratteristiche medievali, perfettamente conservate, del centro storico, ancora racchiuso dalle sue antiche mura e assai ben tenuto dalla popolazione locale, consapevole del patrimonio che il loro paese rappresenta.

Sono da segnalare:
  • la pieve romanica di San Giusto, la cui costruzione iniziò nel IX secolo e fu completata alla fine del XII, situata all'esterno delle mura, proprio adiacente alla porta principale del paese, che conserva ancora la sua struttura austera ed elegante e nella quale sono presenti notevoli opere d'arte e d'antiquariato
  • il palazzo comunale, che insiste su un antico palazzo pubblico medievale, risalente al XIII secolo, famoso per il suo particolare ingresso, il loggiato detto dei Giudici, perché nel Medioevo i magistrati locali pronnciavano da qui le loro sentenze.
  • le rovine della Rocca Aldobrandesca, il castello dei feudatari della zona, anteriore all'anno Mille, dalle quali si gode un'ottima vista dell'intera valle del Cornia, essenziale a quei tempi.
  • il chiostro, ancora ben conservato, dell'ex convento dei francescani, costruito dall'ordine alla fine del XIII secolo su terre donate loro dagli Aldobrandeschi e presso il quale si trova la chiesa del Santissimo Crocifisso, costruita nel Cinquecento per ospitare un crocifisso ligneo del XIV secolo, che ogni anno veniva portato in processione il giorno della festa patronale del Santissimo Crocifisso.
  • sopra il paese è degno di essere visitato il bel borgo di Belvedere, in posizione sopraelevata, che veniva utilizzato durante l'età moderna dai notabili di Suvereto per trascorrervi i periodi dell'anno in cui era più facile contrarre la malaria. Suvereto, infatti, per quanto sia sopraelevato, si trovava allora troppo vicino al piano acquitrinoso del Cornia, ed era soggetto agli attacchi della zanzara anofele, apportatrice della malaria, che fino a tempi recenti è stata il flagello della Maremma.
Come raggiungere Suvereto: si arriva al paese uscendo dall’Aurelia all’altezza di Venturina, ed inoltrandosi nell’interno per circa dieci chilometri. Per ulteriori informazioni su come raggiungere la Val di Cornia potete consultare il sito del Centro Guide della Costa Etrusca.

Visitare Populonia


Il Parco Archeologico di Baratti e Populonia

Area archeologica di Baratti: L'escursione prevede la visita guidata alla Necropoli di San Cerbone, dove sono presenti importanti esempi di architettura funeraria etrusca, e alla Necropoli delle Grotte in cui è possibile visitare una cava di calcarenite utilizzata per la costruzione dei monumenti di Populonia e una necropoli ellenistica con tombe a camera scavate nella parete rocciosa.

Area archeologica di Populonia Alta: Recentemente inaugurata permette la visita degli scavi agli edifici dell'acropoli dell'antica Populonia etrusco-romana. La visita guidata abbina interessi storico archeologici a quelli paesaggistici vista la posizione strategia del sito a dominio del golfo di Baratti e del promontorio di Piombino.

Modalità di visita

Parco Archeologico di Baratti e Populonia

Ingresso a pagamento, visita libera. Le visite guidate facoltative per gli individuali e le famiglie, hanno inizio ad orari prestabiliti e permettono di apprezzare la bellezza dei siti e il loro contesto. La visita completa del Parco richiede l’intera giornata
Per i gruppi e le scuole la visita guidata è obbligatoria: ingresso a pagamento.

Museo Archeologico del Territorio di Populonia

La visita del Museo Archeologico del Territorio di Populonia, a Piombino, espone gli oggetti provenienti dagli scavi del territorio dell'antica città. L'esposizione è integrata da supporti multimediali e didattici (video, ricostruzioni grafiche, ricostruzioni a grandezza naturale e ambientazioni).
- Il programma è consigliato a gruppi di adulti o che abbiano interesse per gli aspetti della civiltà etrusca, romana e medievale.
- Tempi di visita:

visita completa 1 giornata intera - visita parziale 1/2 giornata

Modalità di visita

Individuali e famiglie: Ingresso a pagamento, visita libera per gli individuali e famiglie (durata circa 1 ora). Per i gruppi e le scuole la visita guidata è obbligatoria: Ingresso a pagamento.

sabato 29 dicembre 2007

La storia di Campiglia Marittima


Campiglia si trova a circa 210 s.l.m., in quella parte del territorio toscano che, nei secoli scorsi, veniva generalmente chiamato “Maremma Pisana”. Il paese occupa uno dei contrafforti del Monte Calvi, dalla parte che guarda il mare e forma due prominenze distinte: la Rocca (dove viveva la classe che deteneva il potere politico e militare) e il Poggiame (popolato dal basso ceto).
In genere si parla di Campiglia come paese medievale ma secondo Isidoro Falchi è molto probabile che Campiglia derivi da Campus Pilae, cioè da essere stato quel luogo provvisto di polle d’acqua, e quindi anche di pozze o vasche, come realmente è. Nelle vicinanze di Campiglia si trovano anche sorgenti termali.
Campiglia fu anche terra degli Etruschi, che ne sfruttarono le risorse minerarie: testimonianze di questo sono i forni della Madonna di Fucinaia, che servivano probabilmente per il trattamento del minerale di rame.
Non si hanno documenti anteriori al 1004, ma è molto probabile che ai Conti della Gherardesca sia dovuta l’iniziativa dell’incastellamento (tra i tanti castelli che esistevano intorno al Mille quello di Campiglia è il più grande e quello che occupa la posizione più sicura, per cui sembra che esso abbia originato tutti gli altri). Forse è stato uno dei più antichi castelli della famiglia Gherardesca, fondato fino dai primi anni della sua comparsa nella Maremma, probabilmente fino dal secolo VIII.
Il castello passò nel 1159 all’Arcivescovo di Pisa, quindi alla Repubblica Marinara, che ne fece un’importante Capitania adibita a sorvegliare la costa e la zona mineraria, fino al 1406, anno in cui ci fu la conquista da parte di Firenze, che vedeva nel castello di Campiglia un eccezionale presidio operativo per intraprendere la guerra contro la città di Pisa. I fiorentini mantennero la forma della Capitania e fino al 1509 ristrutturarono le mura castellane e le porte, rifornirono gli arsenali di armi e munizioni e incrementarono il numero dei soldati.
Nel 1509 i Fiorentini sconfissero i Pisani nella battaglia di San Vincenzo e da quel momento diminuì l’interesse per il castello di Campiglia. Firenze continuava a tenere almeno in parte guarnita la Rocca, ma solo per essere pronto contro l’irrequietezza dei senesi e specialmente per difendere la costa dai Turchi.
Da questo momento la comunità di Campiglia, pur sotto il dominio fiorentino, è retta esclusivamente da famiglie locali (Consiglio dei Quaranta) e anche l’importanza strategico – militare va scemando, fino al punto che nel 1664 il terreno dentro le mura castellane della Rocca viene affittato come terreno agricolo (nel 1631 c’era stata la peste bubbonica che aveva notevolmente ridotto la popolazione: da 646 a 316).
L’Ottocento rappresenta il secolo del massimo splendore: Campiglia assunse il primo posto fra le città vicine per lo sviluppo culturale, sociale ed economico: era il centro più popoloso (aveva nel 1845 3057 abitanti, più di Grosseto e più di Piombino). Qui c’era l’Ospedale (50 posti letto), la Pretura, il Teatro, il Carcere mandamentale, gli uffici di notaio e avvocato. La Maremma trovava qui il suo confine fra la zona insalubre e le bonifiche degli anni 1834 e 1864 resero la sua pianura fertile ed aperta all’arrivo di una nuova popolazione, anche perché a Campiglia, vista l’altitudine, era minore il rischio di contrarre la malaria (verso la metà dell’Ottocento furono costruite 100 nuove case).
In epoca recente, invece, lo sviluppo industriale ha cambiato le cose.

giovedì 27 dicembre 2007

La galleria degli Uffizi

La Galleria degli Uffizi, uno dei maggiori musei del mondo, trova le sue origini nel 1560, quando Cosimo I de' Medici commissiona a Giorgio Vasari un progetto per la costruzione di un grande palazzo a due ali, "sul fiume e quasi in aria", destinato ad accogliere gli uffici amministrativi e giudiziari (Uffizi) dello Stato fiorentino.
Si deve allo stesso Vasari la costruzione, realizzata cinque anni dopo, di una galleria aerea che, passando sopra Ponte Vecchio e la chiesa di Santa Felicita, collega gli Uffizi alla nuova residenza medicea di palazzo Pitti e termina nel giardino di Boboli.

Il primo vero nucleo della Galleria è creato da Francesco I, figlio di Cosimo, che, dopo aver trasformato l'ultimo piano degli Uffizi in luogo dove "passeggiare, con pitture, statue e altre cose di pregio", affida al Buontalenti la realizzazione di una Tribuna nella quale sono raccolti arredi e opere d'arte.
Dello stesso architetto è anche il Teatro mediceo, fatto costruire nel 1586 in corrispondenza del primo e del secondo piano attuali dell'ala est del museo.
Ferdinando I, fratello di Francesco, nel 1589 farà trasformare il terrazzo posto vicino alla Tribuna in un ambiente chiuso, che diverrà la Loggia delle Carte geografiche.
Un giardino pensile, allestito sopra la Loggia dell'Orcagna, si trova al termine dell'altra ala della Galleria.

Galleria degli Uffizi di Firenze

E' uno dei musei più famosi del mondo per le sue straordinarie collezioni di dipinti e di statue antiche Le sue raccolte di dipinti del Trecento e del Rinascimento contengono alcuni capolavori assoluti dell'arte di tutti i tempi. Basta ricordare i nomi di Giotto, Simone Martini, Piero della Francesca, Beato Angelico, Filippo Lippi, Botticelli, Mantegna, Correggio, Leonardo, Raffaello, Michelangelo, Caravaggio.
Importanti sono anche le raccolte di pittori tedeschi, olandesi e fiamminghi. Tra questi: Dürer, Rembrandt, Rubens.
La Galleria è situata all'ultimo piano del grande edificio costruito tra il 1560 e il 1580 su progetto di Giorgio Vasari come sede dei principali uffici amministrativi dello stato toscano.
Fu realizzata per volontà del granduca Francesco I e arricchita grazie al contributo di numerosi componenti della famiglia Medici, appassionati collezionisti di dipinti, sculture e oggetti d'arte.
Fu riordinata e ampliata sotto la dinastia dei Lorena, succeduti ai Medici, e in seguito dallo Stato italiano.
Nel complesso vasariano sono ospitatate altre importanti raccolte: la Collezione Contini Bonacossi e il Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi.
Corridoio Vasariano: un corridoio sospeso realizzato dal Vasari nel 1565, collega l'edificio degli Uffizi con Palazzo Vecchio e con Palazzo Pitti. Vi sono esposte importanti raccolte di dipinti del Seicento e la collezione degli Autoritratti.
Articoli tratto :
polomuseale.firenze.it/uffizi/

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